Rassegna Stampa

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Gli studenti del triennio di tutti gli indirizzi del nostro Istituto giorno 10 dicembre hanno assistito alla rappresentazione teatrale “La lupa” presso il Teatro Metropolitan di Catania, attività organizzata dal prof. Giuseppe Pollicino, capo-dipartimento di lettere. Si è trattato della messa in scena in forma di spettacolo musicale della famosa novella di Giovanni Verga, con musiche di Ennio Morricone e rivisitata dall’artista Lilia Romeo, che ne ha curato anche la regia.

L’attività si inscrive nell’ambito della promozione della letteratura di grandi autori siciliani, attraverso il teatro, come mezzo formidabileper la crescita e lo sviluppo culturale e sociale. Inoltre la rappresentazione è finalizzata ad educare alla consapevolezza che la passione-emozione deve essere controllata da una buona gestione delle competenze emotive per uno sviluppo armonico di individuo e società e da unaresponsabilità individuale e collettiva che richiede sia una maturità individuale sia sociale.

Al centro della novella c’è uno dei personaggi memorabili di Vita dei campi, la “Lupa” appunto. Il narratore, riproducendo l’ottica della mentalità popolare, ci concede in apertura un suo icastico ritratto:<<Era alta, magra; aveva soltanto un seno fermo e vigoroso da bruna e pure non era più giovane; era pallida come se avesse sempre addosso la malaria, e su quel pallore due occhi grandi così, e delle labbra fresche e rosse, che vi mangiavano. Al villaggio la chiamavano la Lupa perché non era sazia giammai - di nulla. Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell’andare randagio e sospettoso della lupa affamata; ella si spolpava i loro figliuoli e i loro mariti in un batter d’occhio, con le sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonnella solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti all’altare di Santa Agrippina>>.

Nella figura della “lupa” si fondono così la sensualità animalesca e conturbante, l’esclusione dalla cerchia chiusa della comunità di paese e addirittura il paragone diabolico (“con quegli occhi di satanasso”) e l’aggressività. La donna, quindi, rappresenta tutto ciò che è estraneo alla mentalità popolare, tanto da riecheggiare, nel proprio soprannome una suggestione dantesca. La situazione si complica quando, sullo sfondo dell’assolata campagna siciliana del periodo della mietitura, la “gnà Pina” si innamora di Nanni, un giovane contadino che invece vuol sposare Maricchia, figlia della protagonista. La Lupa, per realizzare il proprio progetto di seduzione, non esita a costringere Maricchia al matrimonio, così da vivere accanto all’oggetto del proprio desiderio. La “gnà Pina” diventa così un elemento fortemente disturbante all’interno della società, proprio perché trasgredisce alcuni tabù e alcune convenzioni ritenute immodificabili dalla mentalità arcaica che la circonda.

Prof. Giuseppe Pollicino

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