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Rassegna Stampa

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Si pubblica l’articolo a cura del prof. Nuccio Randone sull’incontro del 24 Gennaio, tenutosipresso il Liceo Scientifico di Francofonte.

 

Il 24 Gennaio, presso la sede del Liceo Scientifico di Francofonte, gli alunni delle Scuole Superiori (Liceo Scientifico, I.T.C. e I.P.S.I.A.) hanno incontrato Davide Cerullo,ex-camorrista oggi scrittore e fotografo.L’iniziativa nasce dall’intesa tra il Progetto socio-culturale Anteo(Parrocchia S.Antonio Abate), l’Osservatorio per la Legalità-Francofonte, l’Associazione 8 Marzoe le Scuole Superiori di Francofonte.

 

Dopo i saluti del Dirigente Scolastico dell’Istituto Superiore “Vittorini-Gorgia”, Prof. Vincenzo Pappalardo, il quale ha espresso l’importanza della ricaduta sul piano didattico-educativo di tali iniziative che la scuola deve sempre promuovere per il bene dei suoi studenti, apre la giornata il professore Nuccio Randone, Docente di Religione e direttore del progetto Anteo.

 

Il prof. Randone presenta l’ospite prendendo spunto dalla scena di un film del 1989,“Mery per sempre”, diretto da Marco Risi,  in cui Pietro, uno dei protagonisti, intenzionato ad evadere dal carcere minorile dove è recluso, viene persuaso a cambiare idea dal prof. del carcere minorile Marco Terzi, e Pietro ribatte al suo prof. che non ci sono alternative “picchìcu nasci tunnununpòmoririquatratu”.

 

“Noi Siciliani - continua il prof. Randone - in fondo ci portiamo dentro questo fatalismo, questa rassegnazione, questa idea di un destino cieco che ci perseguita e che non possiamo cambiare: “amala sorti”.Davide Cerulloè la prova, invece, che nella vita si può cambiare, possiamo migliorare noi stessi e la realtà che ci circonda”.

 

Prende dunque la parola Davide Cerullo, che stabilisce da subito una buona intesacon gli studenti presenti, i qualipartecipano in modo ammirevole,profondo e commosso al dialogo con l’autore.

 

Sono diversi gli spunti di riflessione che Davide Cerullo ha saputo sviluppare durante l’incontro, a partire dalla nuda constatazione che la camorra e tutte le mafie non possono che dare “mala-vita” a chi ne fa parte e a chi la subisce fino a togliere la stessa vita, attraverso quella logica camorristica dell’“appropriazione del nome”: quando entri a far parte della camorra, questati toglie, ti ruba la vita fino a toglierti il tuo “nome”, sostituendolo con un “soprannome” che ti viene dato da loro. Tu, dunque, non sei più te stesso, non hai più una tua vita, un tuo “nome” ma diventi “cosa loro”, loro proprietà senza più alcuna libertà.

 

Toccante il racconto su sua madre, schiava del marito e finita poi in carcere: da qui l’ appello dell’autorealle ragazze presenti: «non fatevi mai trattare dagli uomini come unaloro proprietà, ma cercate sempre di essere libere, perché le donne libere nella storia hanno sempre cambiato il mondo».

 

L’incontro raggiunge la massima intensità emotiva quando Davide, premettendo di essere un laico «alla ricerca di un grande forse», racconta i passaggi salienti della sua vita, dallo spaccio di droga all’attentato subito, in cui non viene ucciso ma gambizzato, fino all’arrivo in carcere, luogo in cui sperimenta la solitudine massima matrova la forza per la sua rinascita: «ho trovato una Bibbia sul mio letto, aprendola ho trovato scritto il mio nome e per me questo è stato il segno che mi dovevo riappropriare del mio nome, della mia vita».

 

Racconta Davide come all’uscita dal carcereegli si sia riappropriato del suo nome, della sua vita: «non volevo essere più “cosa loro” ma me stesso, con i miei sogni e progetti».Davide oggi non è un “pentito” anticamorra ma attraverso la sua associazione “L’albero delle storie a Scampia” offre un’alternativa ai bambini di quella realtà semplicemente “chiamandoli per nome”: «Il crimine più grande è quello di non permettere a un bambino di essere tale. La dignità di una persona viene ancora prima dei suoi diritti. L’esempio è fondamentale: i bambini crescono in base a ciò che fanno e in base a quello che vedono».

 

Sul ruolo della scuola Davide sottolinea come «le mafie,per esistere,abbiano bisogno di degrado, abbandono, disinformazione, ignoranza. La scuola deve tornare a fare paura alle mafie,costruendo il futuroattraverso la formazione diuomini e donnecapaci di costruirsiuna propria vita e viverla in modo libero e responsabile».

 

La vita, continua l’autore, «non va sprecata, occorre avere progetti ed essere ambiziosi e la scuola deve essere il luogo della costruzione, della “mia vita”, il luogo che ci dà il coraggio di vivere, perché a cosa serve vivere se non si ha il coraggio di lottare?».

 

La malattia del secolo, secondo Davide Cerullo, è l’indifferenza e «la scuola non può permettersi di essere indifferente o distratta di fronte al vuoto di vivere dei nostri alunni i quali, invece, devono essere riconosciuti e chiamati col proprio nome e aiutati a costruire il loro futuro e quindi il futuro di una comunità.  Pena?Camorra e mafia ovvero “vite sprecate”».

 

Quando Davide finisce il suo intervento l’applauso spontaneo e prolungato degli studenti e dei presenti è stato commovente e forte, segno che il messaggio è stato recepito: «Gli irrecuperabili non esistono, sono solo una invenzione della nostra cattiva volontà».