Ti bacio quando torno: il Musical che risveglia la memoria e la coscienza
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, sono state programmate e realizzate delle attività di riflessione e partecipazione che si sono svolte all’interno delle aule scolastiche e all’esterno. Nell’ambito delle attività esterne elenchiamo la partecipazione di oltre 350 studentesse e studenti, delle classi del biennio di tutti gli indirizzi, al Musical Ti bacio quando torno che è andato in scena al teatro Metropolitan di Catania, il 26 novembre scorso.
Ti bacio quando torno non è solo uno spettacolo: è un viaggio emotivo e storico che parte dalla minuscola Marianopoli e arriva fino a Caltanissetta, attraversando le pieghe più profonde del Novecento italiano. Il Musical è un trionfo di espressività artistica: danza, recitazione e canto si fondono in un racconto corale. Gli interpreti si muovono con virtuosismi artistici, regalando al pubblico momenti di pura poesia scenica. Le coreografie raccontano, i canti insegnano, le parole scuotono.
La compagnia Colatalavica ha prodotto lo spettacolo, scritto e diretto da Lilia Romeo che interpreta anche il ruolo della madre di Santina Cannella. Un grande team artistico dietro le quinte: direttore artistico, Michele Anello; vocal director, Manuela Villa; actor coach, Maria Grazia Cavallaro; coreografie, Antonio Lombardo; testi dei brani, Aurelio Rapisarda.
Il Musical è tratto dall’omonimo romanzo-documento di Cataldo Lo Iacono e Salvatore Lombardo, che rende nota la storia del femminicidio della giovanissima Santa Cannella, conosciuta come Santina.
La narrazione si snoda su due prospettive: la macroscopica, relativa alla storia della società italiana e la microscopica relativa alla storia di Santina, una ragazza siciliana della provincia di Caltanissetta. Sullo sfondo, la figura di Mussolini e la devastazione della Seconda guerra mondiale, che in Sicilia lascia dietro di sé una miseria ancora più cupa di quella del resto del Paese. È così che dalle precarie condizioni sociali degli isolani sorge il sogno americano, ma l’emigrazione verso il nuovo mondo, con il suo miraggio di riscatto, si rivela presto un’illusione. In questo contrasto tra sogni infranti e amara realtà, si inserisce la voce ironica e pungente della commàra, mai banale, sempre lucida. Le sue battute fanno da contrappunto alle struggenti filastrocche e ninnenanne siciliane, che risuonano come eco dell’infanzia evocando le antiche nenie e il calore delle case di un tempo.
Figura centrale è Santina Cannella, la sua storia è la stessa di tante bambine, ragazze e donne italiane dotate di notevole intelligenza e passione per lo studio. È fortunata Santina, perché i suoi genitori assecondano i suoi desideri e, seppur a costo di notevoli sacrifici, le consentono di trasferirsi a Caltanissetta, dove può conseguire il diploma di licenza media e continuare con gli studi liceali.
In un’Italia che cambia, anche la scuola si evolve, così dalle classi monogenere si giunge a quelle miste; l’istruzione diventa il simbolo di un futuro possibile, anche per le donne. Uno dei canti recita la scuola ti servirà, anche se rimani casalinga, è un inno alla dignità dell’istruzione. Santina si dedica completamente allo studio e si rafforza in lei l’idea che leggere le dà potere, che la conoscenza la rende libera; costruisce il suo avvenire applicandosi nello studio per diventare un medico e poter curare gli ammalati, questo suo sogno era stato alimentato dal dolore per la perdita di una sua cugina prematuramente morta a causa di una febbre.
A Caltanissetta, Santina, per tre anni vive a casa della signora Tina, la lampiunara, soprannome derivato dall’essere la figlia e la nipote di coloro che per mestiere accendevano i lampioni della città. Tina, in quanto donna non può continuare la professione di famiglia, ma può comunque portare luce: accende i fornelli, il fuoco per riscaldare e non solo. Nel musical il lampione diventa metafora di speranza e resilienza, Tina è il chiarore che sfida il buio, perché illumina con la sua saggezza le giornate di Santina, donandole forza e speranza.
Intorno a Santina la società è in fermento: si attende con trepidazione il comizio di Togliatti a Caltanissetta, è tempo della lotta degli operai e della militanza proletaria. Nuove musiche e nuovi sogni: sono gli anni del rock and roll, della rinascita culturale.
Il primo ottobre del 1952 Santina varca la soglia del liceo classico di Caltanissetta, accompagnata dal padre e dalle sue raccomandazioni. La professoressa le augura di essere “libera nel cuore e nella mente”. E Santina lo sarà: “Quando studio è come se il mondo si aprisse e finalmente posso respirare”.
Ben presto i sogni di Santina si scontrano con la cultura maschilista, non tanto del padre, ma del fidanzatino, un giovane ragazzo di Marianopoli, che rimane legato all’idea tradizionalista della donna casalinga.
Il musical non si sottrae ai temi più duri: la violenza sulle donne, la giustizia, la libertà, dunque rappresenta il finale drammatico nella sua amara crudeltà: lui non riuscendo a impedire a Santina di studiare, l’8 marzo 1954 la raggiunge a Caltanissetta e la fredda con un revolver. “Lui l’ha uccisa perché l’amava, ma l’amore non uccide”, si dice in scena. Santina ha detto no, e quel no è sacro.
Il musical si chiude con un breve flashback, un fermo immagine magistralmente interpretato: Santina ha fretta di prendere la corriera che la conduce a Caltanissetta, non fa in tempo a salutare la madre, così le promette: “Ti bacio quando torno…”.
Una scena topica che commuove profondamente, perché è una scena reale, che si ripete troppe volte.
Chiuso il sipario, dopo un lungo applauso che testimonia l’apprezzamento del pubblico e che vuole essere un omaggio a tutte le donne vittime di violenza, Lilia Romeo, invita lo scrittore Lo Iacono sul palco che afferma: “di questa storia rimane la voce di Santina che porta la sua gratitudine. Santina vi vuole bene”.
Un saluto che è anche un abbraccio collettivo e un invito a non dimenticare.

