Una mattinata di memoria e dialogo tra scuole

L’Istituto superiore “Gorgia Vittorini Moncada”, lo scorso giovedì 26 marzo, ha vissuto un momento di intensa partecipazione civile, ospitando, nel plesso del liceo Gorgia, una delegazione di studenti del Liceo Artistico di Porta Romana di Firenze e Sesto Fiorentino, accompagnata dalla Cooperativa Sociale Beppe Montana – Libera Terra nell’ambito di un percorso educativo dedicato alla cultura della legalità e alla memoria delle vittime innocenti di mafia.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio progetto di collaborazione tra la Cooperativa, rappresentata da Alfio Curcio, e il nostro Istituto, volto a promuovere nei giovani una consapevolezza attiva, capace di riconoscere e contrastare le culture mafiose attraverso l’ascolto, il confronto e la conoscenza diretta delle storie di chi ha vissuto sulla propria pelle la violenza criminale.
L’incontro, svoltosi nelle prime ore della mattinata, si è articolato in due momenti principali, l’ascolto delle testimonianze e la visita all’aula Falcone. Le attività sono state precedute dall’accoglienza della prof. Maria Fortuna Scavo, referente della legalità, e della classe 2 L del liceo linguistico.
Gli studenti e le studentesse, guidati e preparati dalla Prof.ssa Letizia Biondi, hanno realizzato una presentazione corale per raccontare la storia del liceo lentinese e spiegare il significato dei tre nomi che compongono la denominazione dell’istituto. Hanno quindi illustrato le figure del filosofo Gorgia, dello scrittore Elio Vittorini e del preside Alfio Moncada, soffermandosi anche sull’origine dell’unificazione dei tre istituti oggi riuniti in un’unica realtà scolastica. Inoltre, agli ospiti toscani è stato presentato il manufatto in ceramica di Caltagirone, con i suoi simboli siciliani, che decora la parete centrale dell’aula Battiato Sgalambro.
Successivamente, la parola è passata ai due testimoni parenti di vittime innocenti della mafia, che hanno condiviso con i ragazzi storie di perdita, coraggio e scelta etica. Il primo è Giacomo che ha raccontato l’uccisione del padre, per mano mafiosa, vittima di uno scambio di persona, analizzando il difficile e potentissimo percorso che lo ha portato a perdonare il sicario, trasformando il dolore in un impegno quotidiano per la giustizia. Segue la testimonianza di Giovanna Raiti, che ha ricordato il fratello, agente di scorta, ucciso ad appena 19 anni, in un attentato mentre proteggeva un collaboratore di giustizia. Una vicenda che restituisce la grandezza del sacrificio di chi serve lo Stato e la fragilità delle vite spezzate dalla violenza mafiosa.
Le loro parole hanno profondamente colpito i partecipanti, che hanno compreso come la mafia non colpisca solo chi le si oppone, ma anche persone innocenti, famiglie comuni e comunità intere, provocando un dolore sordo che si irradia nel tempo e che può essere contenuto solo attraverso l’impegno civile. Giacomo e Giovanna hanno trasformato il dolore in un impegno vivo, dando senso alla perdita dei loro cari attraverso il racconto, l’incontro con gli studenti e la forza della testimonianza. Hanno scelto di trasformare una ferita in impegno civile condiviso, portando nelle scuole e nella comunità civile un messaggio di memoria che rende vivo il ricordo dei loro cari. L’ascolto diretto delle loro storie ha profondamente commosso gli studenti e ha reso tangibile ciò che spesso rimane astratto: la mafia è un fenomeno reale, che lascia ferite profonde, ma può essere contrastato attraverso la responsabilità collettiva.
La seconda parte della mattinata si è svolta presso l’aula dedicata al giudice Giovanni Falcone, uno spazio simbolico del nostro Istituto che invita al raccoglimento e alla riflessione sul sacrificio di chi ha dedicato la propria vita alla giustizia. Anche questo momento è stato caratterizzato dalla presentazione corale della 2L: le studentesse e gli studenti hanno ripercorso le tappe che hanno condotto alla conservazione e al trasferimento nell’aula degli arredi appartenuti alla stanza del giovane pretore Falcone, al tempo del suo servizio nel comune di Lentini.
La visita ha rappresentato un momento di riflessione condivisa, di consapevolezza e di rinnovato impegno: un modo per ricordare che la memoria non è un esercizio formale, ma un atto civile che orienta il presente. L’incontro tra gli studenti dei due istituti, unito alla presenza della Cooperativa Beppe Montana – Libera Terra, ha dato vita a una mattinata di educazione attiva, in cui la conoscenza si è intrecciata con l’emozione e la responsabilità. Esperienze come questa rafforzano nei giovani il senso di appartenenza alla comunità e il desiderio di contribuire a una società più giusta.


