FSL, il sentimento “sacro” della natura: studenti e esperti di AnimAzione in sinergia

Un percorso di Formazione Scuola Lavoro ricco di competenze trasversali che ha rivalutato il sentimento “sacro” della natura e che ha visto protagonisti di valore: gli esperti di AnimAzione e gli alunni della IVB del liceo classico Gorgia in forte sinergia e collaborazione.
Il percorso di Formazione Scuola Lavoro di quest’anno scolastico 2025-2026,dal titolo Lab.ora e Cuori pensanti :Avventure formative per una leadership di servizio e intraprese culturali per un’Europa dello Spirito, svolto dalla classe IVB del Liceo classico Gorgia di Lentini ha realizzato attraverso una metodologia didattica mirata ed integrata alla formazione in aula, esperienze formative utili a far acquisire competenze trasversali(soft skills) cioè qualità applicabili a diversi contesti oggi molto richieste ai giovani in campo sociale e lavorativo.
La base di questo modello di apprendimento è stata offerta agli studenti dall’ Associazione AnimAzione e dalla Fondazione Mons. F. Di Vincenzo ETS per il Polo di eccellenza Sturzo.
Il percorso è stato progettato per fornire competenze pratiche e trasversali, come il problem solving, il lavoro di squadra, la comunicazione e la responsabilità personale, attraverso esperienze di orientamento culturale, personale e sociale così come formulate dal Miur secondo la legge n.145 del 30 dicembre 2018,che modifica in parte l’alternanza scuola-lavoro come definita dalla legge 107/2015. L’obiettivo è stato duplice: da un lato arricchire il percorso formativo degli studenti con competenze utili per il loro futuro professionale e personale; dall’altro facilitare l’orientamento post-diploma attraverso la scoperta diretta delle proprie inclinazioni e capacità favorendo anche una maggiore comprensione delle materie di studio. Attraverso lo sviluppo di competenze trasversali si è contribuito in maniera significativa alla formazione di individui adattabili, proattivi e capaci di lavorare in team. Orientare le scelte future, fare scoprire nuove passioni, confermare o riconsiderare i propri interessi professionali e prendere decisioni più informate riguardo al proprio percorso di studi universitario o professionale e saper affrontare problemi in contesti vari è stato l’iter seguito con competenza e determinazione.
Il percorso ha avuto inizio il 3 marzo 2026,presso il fondo Sturzo a Caltagirone e si è concluso il 12 marzo 2026(30 ore complessive)dopo una serie di interessanti webnar svolti in aula con la partecipazione di esperti e docenti dell’associazione AnimAzione.
Presso il fondo Don Sturzo in Contrada Russa dei Boschi c’è stato l’incontro con il Prof. Salvatore Martinez Presidente di Animazione ETS, per il Polo di eccellenza Mario e Luigi Sturzo che ha presentato il futuro Parco del Mediterraneo dell’innovazione tecnologico-ambientale e dell’ecologia dell’umano che vedrà la realizzazione di istallazioni innovative nel campo energetico, dell’agricoltura di precisione e sociale in regime di produzione agrivoltaica e aeroponica e la sperimentazione intorno al genoma olivicolo di tutte le specie arboree presenti nel Mediterraneo. Il Parco del Mediterraneo dell’Innovazione Tecnologico-Ambientale e dell’Ecologia dell’Umano, che sorge nella proprietà terriera della famiglia Sturzo vedrà la realizzazione di installazioni innovative nel campo energetico, dell’agricoltura di precisione e verrà utilizzato per la ricerca e la sperimentazione intorno al genoma olivicolo di tutte le specie arboree presenti nel Mediterraneo, anche in vista della produzione di uno speciale olio blend. Nell’uliveto storico del Fondo Sturzo, che ospita piante ultracentenarie, è stata effettuata la posa di tre ulivi provenienti da tre Paesi mediterranei: Tunisia, Grecia e Spagna. Qua si sono realizzate attività pratiche e lezioni frontali.
I webnar si sono svolti in aula e attraverso didattiche e metodologie innovative, elaborazioni e restituzioni progettuali, in collaborazione con i tutor aziendali, testimoni d’eccellenza, dottorandi, animatori hanno coinvolto i giovani in lezioni ed attività che hanno permesso ai ragazzi di esprimere la loro leadership. Hanno messo in luce i loro talenti e le loro capacità.
Coerentemente alle linee guida Ministeriali in materia di Pcto, le lezioni hanno rivolto l’attenzione sui seguenti concetti: i diritti di ogni cittadino ad una educazione inclusiva e di qualità al fine di costruire un’Europa più equa in istruzione, formazione ed apprendimento, punto focale del programma d’azione svolto dall’Agenda 2030 per una crescita sostenibile pubblicata dall’ONU.
Alla fine dell’interessante percorso i ragazzi hanno effettuato i seguenti lavori: ricerche ed approfondimenti sull’ulivo considerato nell’antichità come albero sacro e simbolo di pace, fertilità e sapienza(consultazione di fonti e creazione di power point a fumetti),hanno indagato sul rapporto tra essere umano e natura nella cultura greca attraverso la lettura e la riflessione di testi paradigmatici, cogliendo la ricchezza delle forme in cui esso si esprime. Hanno indagato sul rapporto tra essere umano e natura nel nostro tempo, in cui si rende necessario un ripensamento della visione tradizionale che fa dell’essere umano il “padrone” della natura. In particolare sono stati individuati i testi di Empedocle, filosofo agrigentino del V secolo, secondo cui ogni essere vivente è costituito con quegli stessi elementi di cui è formato il corpo umano, elementi che per l’eternità torneranno a formare i corpi degli esseri umani e degli animali e le fibre delle piante; si è svolta un’interessante ricerca sul giuramento degli Efebi che invocarono come testimoni del loro impegno nella difesa dell’Attica, oltre agli dei, anche gli elementi legati al mondo agricolo e naturale; riferimenti ancora ad Eschilo, che nei Persiani afferma che la sconfitta di Serse a Salamina è una punizione della tracotanza(hỳbris) del re che non aveva esitato a fare violenza al mare (il sacro Ellesponto),aggiogandolo con un ponte di navi e tagliando la penisola dell’Athos, e ancora a Callimaco, che nell’inno a Demetra racconta il mito di Erisittone che compie il sacrilegio di violare il bosco sacro a Demetra e di divellere il pioppo sacro alla dea, per ricavare dal legno le travi con cui costruire il soffitto di una nuova sala da pranzo.
Il percorso educativo –didattico poi ha avuto la sua conclusione con la trattazione di punti di vista ecologici tratti da Teofrasto di Ereso con il suo De causis plantarum sullo studio del mondo vegetale e con l’approfondimento del termine “Antropocene” che indica le ere geologiche insieme ai termini Olocene e Pleistocene, con cui gli studiosi hanno inteso mettere in rilievo l’impronta lasciata dall’essere umano sul pianeta modificando così il clima e provocando la perdita della biodiversità.
Interessanti e coinvolgenti poi le considerazioni dei ragazzi della IVB, intervistati alla fine del PCTO, sulla figura di Don Luigi Sturzo che saranno inseriti di seguito insieme al reportage video-fotografico effettuato dagli stessi durante la visita al Fondo Sturzo.
“Luigi Sturzo è stato una figura centrale del pensiero politico e sociale italiano del primo Novecento, sacerdote cattolico ma anche fondatore del Partito Popolare Italiano. Il suo pensiero nasce dall’idea che la fede cristiana non deve restare confinata nella sfera privata, ma deve contribuire alla costruzione di una società più giusta. Pensava che la politica doveva mettere al centro la persona e la sua dignità. Era contrario sia allo Stato troppo potente sia a un individualismo egoista. Sosteneva il principio di sussidiarietà: lo Stato deve aiutare, ma non sostituirsi a famiglie, comuni e associazioni. Credeva in una politica come servizio, guidata da responsabilità morale, e difendeva la democrazia e la libertà contro ogni forma di autoritarismo. Oggi il suo pensiero è ancora attuale. Immaginava una società fatta di relazioni vere, comunità vive, responsabilità condivise. C’è anche qualcosa di profondamente umano nel suo approccio: non cercava un sistema perfetto, ma un equilibrio tra libertà e solidarietà”.Marta Tribastone
“Don Luigi Sturzo non è un filosofo, anche se pensa con profondità rara, non è un ecclesiastico nel senso tradizionale, anche se porterà il collare per tutta la vita, non è un politico di professione, eppure trasforma la politica italiana più di chiunque altro nel Novecento… Luigi Sturzo è qualcosa di più difficile da nominare: è un uomo che ha capito, prima degli altri, che la fede cristiana non si esercita soltanto nell’anima, ma nella struttura stessa della convivenza civile. Nasce a Caltagirone nel 1871 e diventa sindaco di Caltagirone nel 1905 e governerà quella città con una modernità amministrativa che stupisce ancora oggi. Reti idriche, cooperative agricole, scuole. Il bene comune non come slogan, ma come progetto tecnico da attuare passo dopo passo. È qui che nasce il politico, ma anche l’intellettuale: nella concretezza della cosa pubblica. Il Partito Popolare Italiano, che fonda nel gennaio del 1919 con quell’appello solenne — ”Liberi e forti”— non è un partito clericale. È un partito di ispirazione cristiana, laico nell’organizzazione, autonomo dalla Santa Sede. Per i tempi, è una rivoluzione copernicana. La distinzione tra sfera religiosa e sfera politica, tenute insieme però da una visione etica condivisa — è il contributo più duraturo di Sturzo al pensiero politico occidentale. Non è separazione fredda, non è laicismo ostile. È qualcosa di più sofisticato: la convinzione che la politica abbia una propria dignità autonoma, che vada praticata con competenza e responsabilità, e che il cristiano la onori non imponendo dogmi ma portando valori. La persona umana, la solidarietà, il decentramento del potere, la sussidiarietà: questi concetti che oggi troviamo scritti nei trattati europei nascono in larga misura da questo prete siciliano che ne parla nei primi anni Venti, quando l’Europa stava scivolando verso i totalitarismi. Patirà l’esilio — Londra, Parigi, infine New York — e da lì non smetterà mai di scrivere, di pensare, di denunciare. Gli anni americani sono anni fecondi: nascono i grandi saggi sulla sociologia, sul diritto internazionale, sulla natura dello Stato. Sturzo non è mai un esiliato che aspetta passivamente il ritorno. È un intellettuale in movimento perpetuo. Quando finalmente torna in Italia nel 1946, ha settantacinque anni. Sarebbe giustificato dalla stanchezza a ritirarsi in una dimensione contemplativa. Invece no: torna e subito si rimette a fare il politico, nel senso più alto del termine. Non per potere ma per servizio. È qui che la sua traiettoria si intreccia, silenziosamente ma inevitabilmente, con quella di Alcide De Gasperi. I due si conoscono da prima della guerra, si rispettano profondamente, condividono la stessa radice culturale del popolarismo… C’è una qualità in Sturzo che non trovo facilmente riproducibile nei suoi successori: la coerenza. Non la coerenza rigida dell’ideologia che ignora la realtà, ma quella più rara di chi, attraverso un esilio di vent’anni, la vecchiaia, la malattia, le delusioni politiche, rimane fedele a se stesso senza mai diventare né un cinico né un rassegnato. Muore nel 1959, a ottantotto anni, ancora al lavoro. È una fedeltà che ha il sapore di una forma discreta di santità laica — non nell’aureola, ma nella tenuta”. Mattia Santangelo
“La figura di Don Luigi Sturzo non mi era nota prima di prendere parte al PCTO; conoscere e arricchire il mio sapere è un qualcosa che mi ha sempre dato una soddisfazione immensa e anche stavolta è stato così. La figura di Sturzo mi ha colpito soprattutto per il suo particolare legame col territorio siciliano: da una parte, infatti, si impegnava, in prima persona ,nel tentativo di migliorare la condizione della Sicilia, dall’altra, conscio della situazione sociale dell’isola, arrivava a scrivere un appello a tutti i Siciliani, chiedendo loro di impegnarsi per la loro terra e di non abbandonarla a se stessa. Una visione, questa, che condivido molto. Poter familiarizzare con questa figura e col suo lavoro al Fondo Sturzo è stato interessante e mi ha permesso di scoprire una visione differente su un uomo “di chiesa” rispetto a quella negativa che mi porto dietro da anni ormai. Una bella esperienza, senza dubbio”. Raphael Reitano
“La visita al Fondo Sturzo mi ha permesso di riflettere profondamente sul rapporto tra uomo, natura e società. Questo luogo non rappresenta solo un’azienda agricola, ma un vero modello di integrazione tra sostenibilità ambientale, inclusione sociale e innovazione tecnologica. Ho capito che l’agricoltura oggi non può più essere vista semplicemente come produzione di cibo, ma come un sistema complesso che coinvolge anche valori etici, culturali ed economici. In particolare, mi ha colpito il fatto che all’interno del fondo si svolgono attività di reinserimento sociale per ex detenuti e immigrati. Questo dimostra come il lavoro agricolo possa diventare uno strumento di dignità e riscatto, contribuendo a costruire una società più giusta e inclusiva, in linea con il pensiero di Luigi Sturzo, che vedeva nella partecipazione e nella responsabilità individuale la base della comunità. Dal punto di vista ambientale, il fondo rappresenta un esempio concreto di sostenibilità. La presenza di biodiversità, come i rospi, e l’utilizzo di metodi naturali per il controllo dei parassiti mostra come sia possibile rispettare gli equilibri dell’ecosistema senza ricorrere a pratiche dannose. Anche la coltivazione di ulivi, grano, zafferano e sughero evidenzia un’agricoltura attenta ai cicli naturali e alla rigenerazione del suolo. Allo stesso tempo, ho compreso l’importanza dell’innovazione. Tecniche come l’aeroponica e l’agrivoltaico dimostrano che la tecnologia può essere un alleato della natura, permettendo una produzione più efficiente e meno dipendente dai cambiamenti climatici. In questo senso, anche le comunità energetiche rappresentano un passo importante verso un futuro più sostenibile, basato sulla condivisione delle risorse e sull’utilizzo di energie rinnovabili. Questo mi ha fatto capire come l’ambiente non sia solo una realtà fisica, ma anche un patrimonio culturale da preservare. Infine, collegando questa esperienza al concetto di ecologia integrale, ho capito che tutto è profondamente connesso: l’ambiente, l’economia, la società e la cultura. Non si può parlare di sviluppo sostenibile senza tenere conto della dignità umana e della giustizia sociale. Anche l’intelligenza artificiale, se utilizzata in modo consapevole, può contribuire a migliorare questo equilibrio, aiutandoci a comprendere meglio i fenomeni naturali e a gestire le risorse in modo più efficiente. In conclusione, questa esperienza mi ha insegnato che il futuro non dipende solo dal progresso tecnologico, ma dalla capacità dell’uomo di agire con responsabilità, pazienza e rispetto verso la natura, proprio come insegna la crescita lenta ma costante delle piante!. Roberta Commentatore
“Luigi Sturzo è stato un sacerdote, politico e pensatore italiano (1871–1959), considerato uno dei padri del cattolicesimo democratico in Italia. È noto soprattutto per aver fondato nel 1919 il Partito Popolare Italiano, un movimento che cercava di conciliare i valori cristiani con la democrazia moderna, promuovendo libertà, giustizia sociale e partecipazione politica. Fu anche un forte oppositore del fascismo: per questo motivo venne costretto all’esilio durante il regime di Benito Mussolini, vivendo per molti anni tra Londra e gli Stati Uniti. Sturzo mi sembra una figura molto moderna, quasi “in anticipo sui tempi”. In un’epoca in cui spesso la politica era dominata da ideologie rigide o autoritarie, lui cercava un equilibrio: non voleva imporre la religione allo Stato, ma nemmeno escludere i valori etici dalla vita pubblica. Quello che colpisce è il suo coraggio: opporsi apertamente al fascismo non era affatto scontato, e pagò questa scelta con l’esilio. Questo lo rende una figura coerente, non solo teorica ma anche pratica. Se guardiamo all’oggi, il suo tentativo di unire etica, democrazia e partecipazione locale sembra un atto di vero coraggio e determinazione ,soprattutto perché spesso la politica appare distante dalle persone”! Giulia Paladino
“Luigi Sturzo è, a mio avviso, una di quelle figure in cui biografia e pensiero politico si intrecciano in modo quasi inseparabile. Nasce nel 1871 a Caltagirone, in una Sicilia periferica e socialmente diseguale. Questo contesto non è solo uno sfondo, ma una chiave per capire il suo modo di guardare la politica: lo Stato appare distante, mentre la vita reale si svolge nei comuni, nelle comunità locali, nei rapporti concreti tra le persone. È da qui che matura la sua sensibilità per il municipalismo e per l’idea di una politica “dal basso”. Anche la sua scelta sacerdotale non lo allontana da questa realtà, ma lo spinge a leggerla con maggiore profondità, unendo attenzione sociale e formazione etica. A mio parere, il cuore della sua figura sta proprio in questa idea: la politica non come potere, ma come responsabilità. Non come gestione di interessi astratti, ma come servizio verso una comunità concreta. Questa visione diventa chiara nel 1919, quando fonda il Luigi Sturzo, il Partito Popolare Italiano, con l’intento di dare ai cattolici un ruolo politico autonomo dentro la democrazia, senza ridurli a semplice espressione della Chiesa. Ciò che colpisce maggiormente della sua vicenda è la coerenza. Sturzo non accetta compromessi con il fascismo nascente e questa posizione lo porta all’esilio nel 1924. In definitiva, Sturzo appare come una figura solida e coerente, più interessata alla qualità dei principi che al successo contingente. La sua eredità sta soprattutto nell’aver immaginato una politica radicata nelle comunità e guidata da un senso forte di responsabilità etica, capace di resistere anche quando la storia sembra andare in una direzione opposta!. Veronica Zucchiatti
“Luigi Sturzo è una figura importantissima di cui, a mio parere, non si parla abbastanza. Sturzo incarna l’idea del politico giusto, che non si mostra al pubblico come un dominatore, bensì come parte della comunità. Con i suoi valori etici e la sua fede, è riuscito a creare un’azione politica concreta, ed ha lasciato un segno nella storia della nostra democrazia. Egli non si lasciò mai piegare da quelli che furono gli ideali fascisti ed i suoi regimi totalitari ed opprimenti. Anzi, egli crede nella strada difficile della libertà e della tutela comune. Non ebbe mai paura infatti di fare sentire la sua voce e combattere contro l’oppressione, anche a costo di rimanere esiliato dalla terra madre per venti lunghi anni. Già al suo tempo, Sturzo promuoveva sentimenti di solidarietà, altruismo e parlava addirittura di autonomie locali, risultando anche estremamente attuale. Politico spesso concentrato sul consenso immediato, l’esempio di Sturzo ci ricorda che la vera politica è quella che guarda alle generazioni future, seminando oggi i diritti e le responsabilità di domani. È un invito a non avere paura delle proprie opinioni, purché siano radicate nel bene comune”. Jin Magnano di San Lio-
“La figura di Luigi Sturzo mi sembra particolarmente interessante perché sta in equilibrio tra due mondi che spesso vengono percepiti come in tensione: quello religioso e quello politico. Da un lato, era un sacerdote profondamente radicato nella fede cattolica; dall’altro, fu anche un protagonista della vita pubblica italiana, soprattutto con la fondazione del Partito Popolare Italiano. La sua idea centrale — che trovo ancora attuale è che i cattolici possono e devono impegnarsi in politica senza trasformare la religione in uno strumento di potere. In altre parole, non voleva uno “Stato confessionale”, ma una politica ispirata a valori etici. Personalmente, ciò che colpisce di Sturzo è il suo forte senso di autonomia: sia rispetto alla gerarchia ecclesiastica sia rispetto ai regimi politici. Non è un caso che si sia opposto al fascismo e che abbia pagato questa posizione con l’esilio. In questo senso, incarna una forma di coerenza rara: non adattava le sue idee al contesto per convenienza, ma cercava di mantenere una linea morale anche quando era scomoda. Allo stesso tempo, si potrebbe anche osservare che il suo progetto politico aveva dei limiti: il tentativo di mediare tra istanze molto diverse (cattoliche, liberali, sociali) non era facile da sostenere in un periodo così instabile come l’Italia del primo dopoguerra. Tuttavia, proprio questo tentativo di mediazione è forse uno degli aspetti più moderni del suo pensiero. In sintesi, Sturzo mi appare come una figura di grande integrità e visione, meno “carismatica” rispetto ad altri leader, ma forse più profonda: uno di quei pensatori che non cercano il consenso immediato, ma lasciano un’impronta duratura nel modo di concepire il rapporto tra etica e politica”. Cristiana Cappadona
“Luigi Sturzo è una figura che, a mio avviso, rimane sorprendentemente attuale, anche se spesso viene relegata a un capitolo “storico” della politica italiana. La cosa più interessante del suo pensiero è il tentativo di tenere insieme due dimensioni che ancora oggi fanno fatica a convivere: la fede e la libertà. Sturzo non voleva uno Stato confessionale né una politica dominata dalla religione, ma nemmeno accettava l’idea che la dimensione etica e spirituale dovesse essere espulsa dalla vita pubblica. In questo senso, il suo progetto che si concretizzò anche con la fondazione del Partito Popolare Italiano — era profondamente innovativo: una politica ispirata ai valori cristiani, ma autonoma dalla gerarchia ecclesiastica. Personalmente trovo molto forte la sua difesa del pluralismo e delle autonomie locali. In un’epoca in cui cresceva il centralismo (e di lì a poco il totalitarismo), Sturzo insisteva sull’importanza dei comuni, delle associazioni, dei corpi intermedi. È un’intuizione che oggi risuona nelle discussioni sulla crisi della rappresentanza e sulla distanza tra cittadini e istituzioni: lui aveva già capito che una democrazia sana non può essere solo “verticale”, ma deve essere anche orizzontale. Allo stesso tempo, però, il suo pensiero può sembrare esigente: richiede cittadini attivi, responsabili, capaci di partecipare. Non è una visione “comoda” della politica, perché non delega tutto allo Stato. Ed è forse proprio per questo che è rimasta più un ideale che una pratica diffusa”. Sara Michelle Grasso
Durante questa esperienza ho avuto modo di approfondire la figura di Luigi Sturzo e di comprendere come il suo pensiero non sia rimasto legato soltanto al contesto storico in cui è vissuto, ma continui ancora oggi a rappresentare un modello concreto di impegno sociale e civile. In particolare, ho capito quanto sia importante il suo concetto di “popolarismo”, che mette al centro la persona, la dignità umana e la partecipazione attiva alla vita pubblica. Questo mi ha fatto riflettere sul fatto che la politica e la società possono essere strumenti di miglioramento reale solo se guidati da valori come la solidarietà, la giustizia e la responsabilità. Un altro aspetto che mi ha colpito molto è stato vedere come l’eredità di Sturzo possa tradursi in progetti concreti nel presente, in cui si uniscono formazione, lavoro e inclusione sociale. In questo modo ho compreso meglio come anche realtà difficili possano essere trasformate in opportunità di crescita, se gestite con una visione chiara e orientata al bene comune. Alessia Franco
Prof.ssa Giusy Milanesi (Tutor didattico)













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